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la scrittura collaborativa senza ICT

Page history last edited by Linda Guarino 2 yrs ago

 La scrittura collaborativa non nasce con le ICT. L'esempio di Don Milani:

 

“Noi dunque si fa così.

Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes.

Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola.

Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per

scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni

capitolo si divide in monticini e son paragrafi.

Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo.

Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due.

Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini.

Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene.

Si ciclostila per averlo davanti tutto eguale.

Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi.

Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie,

parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.

Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola.

Gli si fa leggere ad alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire.

Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza.

Si rifiutano i consigli di prudenza”.

 

 

Pasolini parla di "Lettera ad una professoressa"

 

 

Queste, dunque, le istruzioni per la scrittura collaborativa di Don Milani; troppo belle per non richiamarle alla memoria! Un’esperienza, la sua, che ha punti di contatto con Josè Luis Corzo Toral e la sua scuola “Santiago 1” di Salamanca, Paulo Freire e la psicologia sociale di Kurt Lewin (a cui si lega proprio con il suo mettere al centro l’idea che l’intero risultante dal lavoro collettivo era qualcosa di più e di diverso rispetto ai singoli elementi). Due sono le cose che mi hanno colpito:

la prima: una modalità analogica di fare scrittura collaborativa, molto prima che fossero a nostra disposizione gli strumenti digitali.

la seconda: un lavoro sul testo per il raggiungimento di una chiarezza e semplicità che mi ha richiamato alla mente il web writing ( “scoprire parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola”).

Perciò, se dovessimo dare una definizione più ampia di scrittura collaborativa potremmo parlare di più autori che cooperano per la progettazione e per la realizzazione di un testo, in questo caso anche senza l’apporto degli strumenti tecnologici di cui noi e i nostri alunni possiamo fruire? Potremmo definirlo un percorso di elaborazione concettuale che prevede una condivisione delle tematiche e della modalità di affrontarle ovvero di strutturare il discorso?

 

P.S. Aggiungo solo questo: ho trovato la possibilità di vedere un video in cui Corzo Toral parla di Don Milani e del suo rapporto con la sua metodologia di lavoro. Questo il link  (l'accesso al video è verso la fine della pagina) http://www.icareancora.it/

 

 

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 Mi piace la scelta di parlare prima di tutto di Don Milani e la sua scuola quando si parla di scrittura creativa(Daniela)

 

 

Suggerimenti e proposte

 

Ci sono ancora dei problemi per la formattazione. Uno di noi, potrei essere anche io, potrebbe fare da "fatina wiki" (Daniela)

Ottima proposta, Daniela. Decidere i ruoli all'interno di un lavoro collaborativo è fondamentale!

 

 

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